Vai al contenuto principale
OffertaLogica
Mercato energia

Nuovi indicatori di spread GME: cosa misurano e perché non sono lo spread dell’offerta luce

I nuovi spread GME misurano la distanza tra prezzi quartorari alti e bassi sul mercato all’ingrosso. Ecco perché non coincidono con la maggiorazione della tua offerta luce né bastano per calcolare la bolletta.

Immagine editoriale fotografica dedicata all’articolo “Nuovi indicatori di spread GME: cosa misurano e perché non sono lo spread dell’offerta luce”.

In breve: lo spread GME non è la maggiorazione del tuo contratto luce

Dal **26 ottobre 2026** il Gestore dei Mercati Energetici (GME) pubblica nuovi indicatori di spread per il **PUN Index GME** e per i prezzi zonali del Mercato del Giorno Prima (MGP). Misurano quanto si sono distanziati, nella stessa giornata, i prezzi all’ingrosso più alti e quelli più bassi: sono quindi indicatori di **escursione infragiornaliera dei prezzi**. Il GME ne ha annunciato l’avvio qui.

Non coincidono invece con lo **spread dell’offerta luce**: la maggiorazione in €/kWh che un venditore può applicare, secondo il contratto, sopra l’indice di riferimento. Per capire quanto paghi davvero con un’offerta indicizzata occorre leggere la formula riportata nella scheda sintetica o in bolletta, non il solo indicatore pubblicato dal GME.

Cosa misurano i nuovi indicatori di spread di prezzo GME

Il GME calcola ogni giorno tre spread per il PUN Index GME e tre per ciascun prezzo zonale MGP, considerando finestre di:

  • **8 quarti d’ora**;
  • **16 quarti d’ora**;
  • **24 quarti d’ora**.

Il meccanismo è il seguente:

  1. si ordinano i prezzi dei singoli quarti d’ora della giornata;
  2. si selezionano i quarti d’ora con i prezzi più bassi e quelli con i prezzi più alti;
  3. si calcola la media dei due gruppi;
  4. lo spread è la differenza tra media dei prezzi alti e media dei prezzi bassi.

Per esempio, lo **Spread PUN (8)** confronta la media degli 8 quarti d’ora più costosi con la media degli 8 quarti d’ora meno costosi della giornata. I quarti d’ora scelti **non devono essere consecutivi**: contano i livelli di prezzo, non una fascia oraria continua. Gli indicatori sono espressi in €/MWh. La metodologia ufficiale è disponibile nella specifica di calcolo del GME.

In altre parole, il dato descrive quanto il mercato all’ingrosso sia stato “ampio” tra momenti relativamente economici e relativamente costosi nella stessa giornata. Non indica automaticamente quale prezzo abbia pagato un cliente domestico.

Un esempio semplificato

Immaginiamo, solo per capire il calcolo, che in un giorno:

  • la media degli 8 quarti d’ora più costosi sia **140 €/MWh**;
  • la media degli 8 quarti d’ora meno costosi sia **60 €/MWh**.

Lo spread PUN (8) sarebbe:

`140 - 60 = 80 €/MWh`

Il risultato segnala una distanza di 80 €/MWh tra i due gruppi di quarti d’ora. Non significa che il tuo venditore aggiunga 80 €/MWh al prezzo dell’energia, né che la tua bolletta aumenti di quell’importo.

Perché non è lo spread della tua offerta luce

Nel linguaggio commerciale delle offerte indicizzate, “spread” può indicare una **maggiorazione contrattuale** applicata dal venditore all’indice. Una formula può essere, per esempio:

`prezzo energia = indice previsto dal contratto + contributo del venditore`

Quel contributo è una condizione economica dell’offerta: va cercato nei documenti contrattuali ed è normalmente espresso in €/kWh oppure in €/MWh. Può essere chiamato spread, contributo al consumo, corrispettivo di commercializzazione variabile o con un nome equivalente.

Il nuovo spread GME è un’altra cosa:

| Nuovo spread GME | Spread o maggiorazione dell’offerta |
|---|---|
| È un indicatore del mercato all’ingrosso. | È una condizione economica del contratto retail. |
| Confronta prezzi quartorari alti e bassi della stessa giornata. | Si aggiunge, se previsto, al prezzo indice indicato nell’offerta. |
| È calcolato dal GME su PUN Index GME o prezzi zonali. | È definito dal venditore e riportato nella documentazione dell’offerta. |
| Misura l’escursione dei prezzi. | Incide sul prezzo dell’energia fatturato secondo la formula contrattuale. |

Un valore elevato dello spread GME può indicare che in quella giornata i prezzi all’ingrosso sono stati molto diversi tra alcuni quarti d’ora. Da solo, però, non permette di stabilire se un’offerta sia conveniente o se la sua maggiorazione sia alta o bassa.

Non sostituisce il PUN medio mensile dell’offerta indicizzata

Il **PUN Index GME** è il prezzo di riferimento dell’energia elettrica scambiata sul MGP calcolato dal GME. È distinto dagli indicatori di spread appena introdotti. La pagina del GME dedicata al PUN Index lo descrive come indice di riferimento del mercato elettrico italiano.

Per la fatturazione, bisogna verificare quale indice e quale periodo di calcolo stabilisce l’offerta. Le offerte PLACET elettriche a prezzo variabile, ad esempio, prevedono un prezzo indicizzato al PUN su base mensile; per le offerte del mercato libero la formula dipende invece dalle condizioni proposte dal singolo venditore. ARERA riepiloga le regole delle offerte PLACET.

Quindi non è corretto sostituire il valore mensile previsto nella formula della propria offerta con:

  • lo spread PUN (8), (16) o (24) pubblicato dal GME;
  • lo spread dei prezzi zonali;
  • il prezzo del quarto d’ora più alto o più basso di un singolo giorno.

Lo spread GME può incidere sulla bolletta?

Può essere utile per osservare l’andamento e la variabilità dei prezzi sul mercato all’ingrosso, ma **non determina da solo** l’importo in bolletta.

Per ricostruire una fattura servono almeno:

  • l’indice effettivamente richiamato dal contratto;
  • il periodo di calcolo previsto, ad esempio mensile o con altra periodicità;
  • l’eventuale maggiorazione in quota energia;
  • la quota fissa e gli altri corrispettivi dell’offerta;
  • i consumi fatturati e, se rilevante, la loro distribuzione per fascia;
  • trasporto, gestione del contatore, oneri, imposte e IVA.

ARERA ricorda che la bolletta include componenti legate ai consumi e quote fisse, oltre alle voci di rete, oneri e imposte. Nelle informazioni contrattuali della bolletta devono inoltre comparire la formula del prezzo unitario e i parametri applicati nel periodo di fatturazione. Consulta la guida ARERA alle condizioni di fornitura e la guida alle voci di spesa.

Come verificare se il dato GME riguarda la tua offerta

Segui questo controllo rapido:

  1. **Apri la scheda sintetica o la bolletta.** Cerca la sezione sulle condizioni economiche o sul prezzo della materia energia.
  2. **Individua l’indice.** Verifica se è indicato PUN Index GME, un valore per fasce, un indice zonale o un altro riferimento.
  3. **Controlla la periodicità.** La formula può richiamare una media mensile, valori per fascia o criteri diversi: conta ciò che è scritto nel contratto.
  4. **Cerca la maggiorazione.** Annota il valore in €/kWh o €/MWh applicato dal venditore, oltre a eventuali quote fisse annue.
  5. **Non confondere le voci.** Il nuovo spread GME, il corrispettivo di dispacciamento e la maggiorazione commerciale dell’offerta sono grandezze diverse.

Se vuoi seguire il riferimento all’ingrosso, puoi consultare PUN luce oggi. Se invece devi identificare la formula effettiva della tua tariffa e le componenti da confrontare, puoi caricare la bolletta o la scheda sintetica.

In sintesi

I nuovi spread del GME sono indicatori giornalieri della distanza tra i quarti d’ora più costosi e meno costosi del mercato all’ingrosso. Sono utili per capire la variabilità infragiornaliera del PUN Index GME e dei prezzi zonali, ma non sono lo spread del tuo contratto, non sostituiscono il valore mensile previsto da molte offerte indicizzate e non bastano a calcolare la bolletta. Per valutare un’offerta servono sempre la formula contrattuale, la maggiorazione del venditore e le altre voci di costo.

Fonti